Evergrande: cosa sta succedendo?

Buongiorno lettori. Oggi, lunedì 20 settembre 2021, le testate dei principali quotidiani finanziari riportano una notizia che sta facendo tremare i mercati: Il caso Evergrande. Con questo articolo voglio spiegare cosa sta succedendo al colosso cinese e quali possono essere le conseguenze a livello sistemico derivanti dalla crisi che questo big del settore immobiliare sta attraversando.

CHI E’ EVERGRANDE  

Come può, una sola azienda cinese, affossare tutti i listini mondiali? Per rispondere in modo corretto a questa domanda bisogna prima capire chi è Evergrande. Quando si parla di questa azienda, si parla del secondo maggiore sviluppatore immobiliare di tutta la Cina. Come sappiamo il paese asiatico è una delle maggiori economie del pianeta. E’ stimato che, il solo mercato immobiliare, valga circa un quarto dell’intero prodotto interno lordo cinese. Premesso questo, pensiamo quanto oggi, sia l’economia mondiale sia quella finanziaria siano legati al paese asiatico ed il cerchio è chiuso.

Negli ultimi decenni infatti, la Cina da sola ha investito ed acquistato quote enormi del debito americano ed europeo. Un potenziale crollo del sistema economico di Pechino (anche solo presunto) può gettare nel caos tutti i listini e le borse mondiali. Non dimentichiamo che la Cina è un paese socialista, dove il partito comunista locale rappresenta direttamente lo stato stesso. Nelle economie socialiste, le grandi aziende, le banche e i principali produttori sono direttamente controllate dallo stato centrale. Si può affermare quindi, senza troppa leggerezza, che il fallimento di un’azienda come Evergrande sia il fallimento stesso di una parte dello stato. Al momento, per dare un dato, il debito dell’azienda ammonti a più di 300 miliardi di dollari

Evergrande viene fondata nel 1996 a Shenzhen, ed ha sede nella provincia meridionale del Guangdong. Come detto è una società pubblica quindi direttamente controllata dallo stato. Operante nel settore immobiliare, negli anni ha ampliato i suoi interessi al settore industriale, agricolo, energetico, sanitario, sportivo, veicolare (soprattutto veicoli elettrici) e molti altri ancora. Nel 2020 il suo fatturato era di circa 500 miliardi di dollari e il numero dei suoi dipendenti supera le 120.000 unità. 

COME SI E’ POTUTI ARRIVARE A QUESTA SITUAZIONE?

Dopo aver capito chi è Evergrande e le dimensioni dell’azienda in questione, ci si deve chiedere: come siamo arrivati a questo punto?. Da molti anni nel settore finanziario si parla, più o meno apertamente, di “bolla immobiliare cinese”. Non è sfuggito inoltre agli esperti del settore, il crollo in borsa che il gruppo ha avuto da inizio anno. Stiamo parlando di una perdita superiore all’80% del titolo azionario da gennaio ad oggi. Ma allora come mai la notizia esce solamente adesso? Nei giorni scorsi, le principali agenzie di rating hanno declassato ulteriormente l’azienda, a seguito dell’impossibilità di pagare gli interessi sul debito  e, come in precedenti casi storici, la notizia è trapelata finendo su tutti i giornali.  Per capire a fondo però le cause di questa situazione, bisogna andare indietro di quasi 3 decenni e tornare ai giorni appena successivi alla repressione di Piazza Tienanmen (1989).

Per far fronte al malcontento che provocò le manifestazioni, il partito comunista cinese concesse per la prima volta il riconoscimento della proprietà privata. Questa mossa, pensata soprattutto per tenere buono il ceto che viveva nei grandi e medi centri urbani, provocò nel giro di pochi anni un aumento sostanzioso del prezzo degli appartamenti. Ci volle poco infatti a superare la diffidenza iniziale, dovuta alla mentalità socialista, in cui il lavoratore aveva diritto alla casa senza la necessità di acquistarne una. L’abitazione era diventata una possibilità di arricchimento, visto il prezzo in costante crescita., e tutti cercavano di comprare il più possibile.

 Si era creata la stessa mentalità che ha contraddistinto la vita dei nostri nonni e genitori. Il mattone era considerato il miglior investimento perchè cresceva sempre. La domanda era sempre superiore all’offerta e nessuno avrebbe mai pensato che un giorno il trend potesse cambiare.  Da qui nasce Evergrande. Grazie a politiche di accesso al credito bancario estremamente facili, l’azienda è cresciuta esponenzialmente in pochi anni. Gli investitori, complice la decisione del governo di non applicare tasse sugli immobili, erano alla costante ricerca di appartamenti da acquistare (sia per viverci sia da mettere a rendita). Si davano anticipi su cantieri ancora in fase di avvio, ci si indebitava, la ricerca di manovalanza era in costante aumento e tutto l’indotto cresceva di conseguenza.  Con la crescita è arrivata la diversificazione nei settori precedentemente elencati. Tutto andava molto bene, fino agli ultimi anni.

Con la pandemia da Covid 19, le economie mondiali hanno subito un duro colpo. La Cina non è stata da meno. Le conseguenze sono inesorabilmente arrivate sul sistema creditizio. Conseguenze che hanno portato il governo ha mettere mano ai criteri di erogazione (ricordiamo sempre che le banche sono statali). Limitando i prestiti e modulando il tutto su criteri di sostenibilità più stringenti, aziende e privati hanno iniziato a vedersi rifiutare le richieste di finanziamento.

La reazione a catena è stata inevitabile. La domanda è inesorabilmente calata, Evergrande ha iniziato a soffrire di liquidità lasciando fornitori da pagare e cantieri da finire, fino ad arrivare alla notizia di questi giorni. L’azienda pare, non sia in grado di pagare gli interessi sulle cedole obbligazionarie detenute da due grandi banche cinesi. 

POSSIBILI SCENARI

Arrivati a questo punto dell’articolo, voglio darvi la mia personale chiave di lettura della situazione. Uno scenario simile non è nuovo sui mercati. Tutti noi ricordiamo la crisi del 2008 dovuta ai mutui subprime americani. La situazione non era uguale ma simile. A quel tempo il governo americano, per non far collassare il sistema, inondo il mercato di liquidità e si fece carico dei debiti di molti istituti bancari (arrivando anche alla nazionalizzazione). 

A mio avviso, il caso Evergrande verrà gestito in maniera simile. Il governo cinese acquisirà parte del debito miliardario del gruppo cercando di evitare il crollo. Per questi casi, sempre dopo la crisi americana, è stato coniato il motto Too big to fail. In italiano troppo grande per lasciarlo fallire. Quando una realtà è talmente capitalizzata ed ha un peso notevole sull’economia di una nazione, questa farà di tutto per evitarne il crollo, poiché le conseguenze costerebbero più di un eventuale risanamento.  Ci sarà sicuramente turbolenza ma un’ipotesi di fallimento aziendale è abbastanza improbabile. Sicuramente a farne le spese saranno migliaia di cinesi che, dopo aver versato un acconto per la propria abitazione, dovranno aspettare chissà quanto tempo per entrarne in possesso. Stesso discorso per gli azionisti. Chi ha acquistato il titolo un paio di anni fà, difficilmente vedrà l’azione salire in tempi brevi.

Io voglio ringraziare il lettore per la preziosa attenzione, e tengo ancora una volta a specificare che tutto quanto scritto è una mia personale chiave di lettura. Le cose potrebbero andare in modo diverso. Se hai opinioni discordanti o commenti da fare, ti invito a scrivere tutto nei commenti. Con questo è davvero tutto. Al prossimo articolo.

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