Il tasso di rendimento

Buongiorno a tutti cari lettori. Oggi voglio affrontare in maniera approfondita il tema del rendimento (o tasso di interesse) derivante dagli investimenti finanziari. Prima di iniziare però, bisogna ricordare che il rendimento è indissolubilmente associato al rischio. Più alto è il rendimento atteso, maggiore sarà il rischio associato. Chi vi vuol convincere del contrario o che esista la ricetta per guadagnare senza assumersi rischio, sta semplicemente mentendo. 

Fatta questa necessaria premessa, passiamo al cuore dell’articolo. Volendo esprimere il concetto in parole semplici, come sono solito fare, possiamo dire che:

Il rendimento è il premio che possiamo ottenere da un investimento. 

Viene espresso in termini di percentuale e calcolato su base annua. Rappresenta la misura del reddito generato dall’investimento stesso, in rapporto alla durata e al capitale vincolato. 

Il tasso di rendimento può essere:

  • Positivo: quando vincolando un capitale per un dato periodo si otterrà un guadagno;
  • Negativo : quando dal nostro capitale avremo un perdita, ritrovandoci con meno soldi di quando l’investimento è iniziato. 

TASSO NOMINALE E TASSO REALE

Quando si parla di tasso di interesse, che come abbiamo capito è il compenso ottenuto dall’acquisto di uno strumento finanziario, bisogna sapere che lo stesso numero ha due chiavi di lettura fondamentali. Il rendimento può essere nominale o reale. Andiamo a vedere la differenza.

  • Tasso nominale: percentuale ottenuta dal vincolo di capitale;
  • Tasso reale: tasso nominale – tasse – inflazione.

Quello che deve interessare ad un investitore è il tasso reale, ovvero quanto effettivamente resta nelle tasche, al netto di tutti i costi. 

Facciamo un esempio pratico. Se il signor Rossi acquista un’obbligazione della sua banca di 1000 euro che rende il 5% (numeri di fantasia), il suo guadagno nominale annuo sarà di 50 euro (1000 * 5 / 100).

 Per calcolare il suo guadagno reale però, bisognerà prendere il rendimento nominale ovvero 50 euro e andare a scalare le tasse e la percentuale di inflazione. La tassazione per le rendite finanziarie nel nostro paese ad oggi è del 26% (12,5 % sui titoli di debito pubblici o equiparati come buoni fruttiferi postali ecc). Al netto delle tasse il guadagno del signor Rossi è quindi 37 euro (26 % di 50 euro = 13 euro; 50 – 13= 37 euro).

Non rimane adesso che andare a sottrarre l’inflazione. Per una corretto calcolo bisogna consultare i dati pubblicati mensilmente dall’ISTAT. Se si vuole semplificare calcolate un 2 % di inflazione. Il numero 2 non è casuale, ma è l’obiettivo di moltissime banche centrali mondiali. Nell’eurozona per esempio una delle mission della Banca Centrale Europea è appunto quella di mantenere l’inflazione stabile al tasso medio del 2%. 

Alla luce di questa informazione, il rendimento finale del signor Rossi sarà di circa 36,26 euro (2% di 37= 0,74 euro; 37 – 0,74 = 36,26 euro). Da questo esempio abbiamo imparato che l’obbligazione del signor Rossi ha un rendimento nominale del 5% ed un rendimento reale del 3.62%. 

L’inflazione è un argomento abbastanza spinoso e troppo spesso ignorato. Per un corretto calcolo però non si può certo trascurare un elemento così importante.

 Per inflazione si intende la perdita di potere di acquisto in seguito ad un aumento generalizzato e continuativo dei prezzi. Dedicherò un articolo apposito per approfondire l’argomento nel dettaglio. 

CONTESTUALIZZA SEMPRE I RENDIMENTI

Voglio insistere molto sul tema del rendimento reale e nominale, poiché è estremamente importante capirne la differenza. 

Perché affermo questo?  Innumerevoli volte mi è capitato di parlare con persone che mi dicono: “ah ti ricordi i bei tempi in cui i buoni fruttiferi rendevano il 15 %?” oppure: “ negli anni 80 e 90 compravo solo titoli di stato e obbligazioni della mia banca che rendevano più del 10%” 

 Queste affermazioni sono sulla bocca di molti e non sono assolutamente false, i rendimenti nei decenni passati, sono stati a doppia cifra per anni.  Ma se analizziamo la cosa nel dettaglio ed alla luce delle righe soprascritte, quei rendimenti  sono solo nominali o per dirla in altri termini: teorici. 

Pochi infatti li contestualizzano nel modo giusto. Quanto era il tasso annuo di inflazione in quei decenni? Anche quello era a doppia cifra o appena inferiore.  A quanto ammontava il reale rendimento quindi?

Facciamo un esempio pratico. Un buono fruttifero postale con durata di 7 anni, emesso nel mio anno di nascita (1986) rendeva circa 12% (tasso nominale). L’inflazione, secondo i dati storici per lo stesso periodo era del 7- 8% medio. Già con questi numeri si capisce che il rendimento reale del buono scende al 4 – 5 % lordo (bisogna ancora applicare la tassazione).  Detta così, la storia fa un’altro effetto. 

In Italia, e non solo, abbiamo avuto anni in cui l’inflazione media sfiorava il 20 %, nel 1974 ad esempio, la media nazionale era del 19,04. Ovviamente i prodotti emessi in quegli anni avevano tassi di rendimento nominale elevatissimi ma solo per far fronte all’inflazione ed attirare i potenziali risparmiatori interessati. 

Appurato questo, possiamo affermare che il guadagno su determinati prodotti finanziari molto amati dal nostro popolo, era sì superiore nei decenni passati ma non tanto quanto si pensa se visto in termini reali. Questo era dovuto unicamente ad un “costo del denaro” nazionale ed europeo (ovvero un tasso di interesse medio) molto superiore rispetto ad oggi. Come riprova basta pensare a chi contraeva un mutuo nei decenni definiti d’oro per l’investitore italico. I tassi di interessi pagati sul prestito erano molto superiori rispetto a quelli odierni. Anche in questo caso, tutto era dovuto unicamente al costo del denaro maggiore. 

Questo entrare nel merito non significa essere “pignoli”, come spesso mi viene detto, ma solamente precisi. Quando si parla dei nostri soldi, a mio avviso, non possiamo permetterci leggerezze di nessun genere. 

Prendiamo quindi come regola generale che, qualunque rendimento, va contestualizzato in contesto storico, costo del denaro in quel dato periodo, rendimento medio del mercato di appartenenza e grado di rischio associato.

NON CREDERE AI VENDITORI DI SOGNI

Arrivati a questo punto dell’articolo, dovremo essere in grado di calcolare in autonomia il tasso reale di uno strumento finanziario. E’ giusto però chiedersi: si va bene tutto ma qual’è il giusto rendimento a cui posso puntare? La risposta che mi sento di dare è : DIPENDE.

Questo termine è nella bocca di tutti i promotori finanziari seri ed operanti nell’esclusivo interesse del cliente. Dipende ovviamente dalla vostra propensione al rischio, dal tempo, dai prodotti scelti, dai tassi medi del momento ecc.

Quello che però mi sento di consigliarvi è: documentatevi, studiate e siate sempre informati sui tassi attuali riferiti ai prodotti che volete acquistare. Solo così potrete evitare truffe, false aspettative, e i fantomatici guru finanziari che vi prospettano guadagni al di là di ogni fondamento e magari anche senza rischio. 

Ricordate che ogni classe di investimento ha degli storici consultabili gratuitamente grazie agli strumenti che il web mette a disposizione. Da qui potete informarmi sui rendimenti passati (che non sono indicazione di rendimenti futuri ma aiutano), volatilità ed altri dati molto utili per la vostra crescita. 

Con questo è davvero tutto, spero di essere riuscito a fare chiarezza su questo argomento. Come di consuetudine rimango a Vostra disposizione per eventuali chiarimenti. Grazie per l’attenzione, al prossimo articolo. 

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